Stanza 315: Lynch likes Fellini

«Il cinema esiste perché possiamo andarci e sperimentare cose che nella vita reale sarebbero alquanto pericolose o strane. Possiamo entrare in una stanza e ritrovarci dentro un sogno» (David Lynch)[1]

«I want a dream when I go to a film. I see 8 ½ and it makes me dream for a month afterward» (David Lynch)[2]

 

1. Sono le 11:30 del 24 febbraio quando l’agente dell’FBI Dale Cooper fa il suo ingresso a Twin Peaks; ed è ormai mezzanotte passata quando, a conclusione di una giornata più che impegnativa (che lo ha visto fare la conoscenza di molti dei luoghi e degli abitanti della cittadina dello Stato di Washington, incluso il cadavere di Laura Palmer) decide, su consiglio dello sceriffo locale, di alloggiare al Great Northern Hotel. Alle 6:18 del mattino successivo lo troviamo già in piedi (o, sarebbe meglio dire, appeso a testa in giù): registratore in mano, confida alla sua telesegretaria Diane di avere dormito molto bene, facendo l’elogio del carattere spartano ma accogliente della sua stanza n°315. Questa stessa stanza sarà in seguito protagonista di altri eventi memorabili: come il sogno che svela a Cooper l’esistenza dell’enigmatica Red Room (in cui vediamo BOB per la prima volta) e il tentativo di omicidio dello stesso Special Agent da parte di una figura misteriosa (scena con cui si chiude la prima stagione della rivoluzionaria serie ideata da David Lynch e Mark Frost).Continua a leggere “Stanza 315: Lynch likes Fellini”

“IL CARCERE È UNO SPECCHIO”: BREVE ANTOLOGIA ABOLIZIONISTA

La condizione carceraria riguarda coloro che stanno dentro ma come problema di civiltà è prima di tutto un problema di chi sta fuori (Gustavo Zagrebelsky)

This too I know ­­– and wise it were
If each could know the same­ –
That every prison that men build
Is built with bricks of shame,
And bound with bars lest Christ should see
How men their brothers maim
(Oscar Wild, The Ballad of Reading Gaol)

Nei giorni in cui arriva la notizia che perfino nella Turchia del muscolare Erdogan il governo ha deciso un alleggerimento delle sue carceri sovraffollate decretando il rilascio di almeno 45mila detenuti (tra i quali non rientrano, tuttavia, i prigionieri per motivi di dissidenza politica), fa ancora più rumore il silenzio sul fronte delle carceri italiane. Le proteste di inizio marzo 2020, provocate dal panico legato all’emergenza Covid-19, avevano portato al centro dell’attenzione uno dei grandi rimossi della società italiana, ovvero la disastrosa situazione delle condizioni carcerarie subite dagli oltre 60mila detenuti della Penisola. Tuttavia i media, monopolizzati dalla pandemia, hanno rapidamente abbandonato la questione (eccettuate alcune eccezioni meritorie, come le inchieste di Giuseppe Rizzo su Internazionale).

Proprio nel momento in cui gran parte dell’umanità vive in una clausura forzata, e per i più sfortunati non si tratta certo di una condizione attuabile con automatica serenità (motivo per cui risulta ancora più sconcertante «l’arroganza, la saccenza, la violenza mentale con cui si brandisce, pronuncia, incarna […] l’hashtag #iorestoacasa»), proprio ora è importante rilanciare i motivi alla base del superamento dell’istituzione-carcere. Se si vuole davvero costruire una società più giusta, l’abolizionismo carcerario dovrà necessariamente esserne uno dei fondamenti. 

Continua a leggere ““IL CARCERE È UNO SPECCHIO”: BREVE ANTOLOGIA ABOLIZIONISTA”

IPERCONNESSI: DISTANZIAMENTO SOCIALE e CRITICITÀ MEDIATICHE

Il distanziamento sociale che una parte consistente dell’umanità sta conoscendo a causa della pandemia da Covid-19 non solo ha cambiato rapidamente le nostre abitudini ma ha aperto scenari più o meno probabili sul futuro prossimo delle società umane. E naturalmente tali scenari hanno a che fare con l’uso delle tecnologie digitali: se già da anni ­–almeno dall’avvento di Internet e poi dei social network e degli smartphone­­– ci si interroga sui cambiamenti a cui i nostri corpi e le nostre menti sono sottoposti, diventa ancora più opportuno riflettervi adesso che l’emergenza legata al Coronavirus ha ampliato la categoria degli iperconnessi (per riprendere il titolo di una felice inchiesta televisiva del 2018).Continua a leggere “IPERCONNESSI: DISTANZIAMENTO SOCIALE e CRITICITÀ MEDIATICHE”

Depressione e tabù (in memoria di una vita)

Com’è potuto diventare tollerabile che così tante persone, e in particolare così tante persone giovani, siano malate? La «piaga della malattia mentale» che affligge le società capitaliste lascia intendere che, anziché essere l’unico sistema che funziona, il capitalismo sia innatamente disfunzionale (Mark Fisher, Realismo capitalista)

1. La depressione è ancora un tabù nella nostra società? Se lo sono chiesto in molti negli ultimi anni e, incrociando riflessioni e dati statistici, sembra difficile non rispondere positivamente. Eppure “essere depressi” non è un’espressione così aliena dai nostri discorsi: a moltissimi sarà capitato di pronunciarla o di sentirla sulla bocca di altri. La verità, però, è che quasi sempre si tratta di un equivoco: come è stato scritto, intorno a questo tipo di malessere aleggia infatti un «generale clima di leggerezza e fraintendimento».Continua a leggere “Depressione e tabù (in memoria di una vita)”

Tracce di trovatori nella musica pop (seconda parte): Tom Zé

Eu Tô te explicando
Prá te confundir
Eu Tô te confundindo
Prá te esclarecer
(Tom Zé, )

 

Figura unica della scena musicale brasiliana, Tom Zé (nato a Irará nel 1936) si è da tempo affermato come il più originale tra i cantautori usciti dal movimento tropicalista del 1968. Elementi centrali della sua parabola artistica –ripercorsa nella bella biografia di Pietro Scaramuzzo Tom Zé: l’ultimo tropicalista (Torino, Add Editore, 2019)– sono certamente la sua peculiare formazione musicale e la sua “riscoperta” da parte di David Byrne nel 1990.

Continua a leggere “Tracce di trovatori nella musica pop (seconda parte): Tom Zé”

Tracce di trovatori nella musica pop (prima parte): Julia Holter

Language is such a play (J. Holter, Silhouette)

Talentuosa musicista losangelina classe 1984, Julia Holter ha all’attivo 6 album, cui vanno aggiunti una colonna sonora e una versione live in studio di alcune sue canzoni già pubblicate in precedenza. Al di là delle diverse declinazioni che il suo ispirato avant-pop ha assunto nel corso della sua carriera, una delle caratteristiche ricorrenti dei suoi lavori sono i riferimenti letterari da cui hanno spesso tratto ispirazione. Continua a leggere “Tracce di trovatori nella musica pop (prima parte): Julia Holter”

Psicomagia (e violenza) di gruppo

L’appuntamento è per le 10:30: è una grigia domenica di metà novembre. Quando avevo ricevuto l’invito, ormai due mesi prima, avevo dato subito il mio assenso. Era stata una scelta abbastanza impulsiva, frutto di un misto di curiosità e desiderio di mettere alla prova la mia diffidenza.Continua a leggere “Psicomagia (e violenza) di gruppo”

«Cosa hai bisogno?»: osservazioni sull’italiano regionale parlato a Tortona (AL)

Quando alcuni anni fa la mia compagna, conosciuta da pochi giorni, mi domandò al telefono «Lì com’è?», la mia risposta dovette sembrarle un po’ bizzarra: «Mah, qui è un po’ nuvoloso» ricordo che le dissi con voce incerta. Il fatto che io non avessi colto pienamente il senso del suo quesito non dipendeva dall’imbambolamento provocato dall’incipiente innamoramento: più semplicemente lei, tortonese, aveva adoperato una costruzione che, se risulta perfettamente familiare ad un abitante della provincia di Alessandria (ma non solo), era per me, originario della provincia di Modena, del tutto inedita.Continua a leggere “«Cosa hai bisogno?»: osservazioni sull’italiano regionale parlato a Tortona (AL)”